Partito Umanista Settimo torinese
Niente al di sopra dell'essere umano e nessun essere umano al di sopra di un altro !
 

BANCHE ARMATE

Scarica il dossier completo delle banche coinvolte nel commercio di armamenti e fallo girare tra le persone che conosci. E' necessario divulgare queste che sono informazioni importantissime e ufficiali

DISARMO

Il Partito Umanista aderisce alla campagna europea per il disarmo atomico unilaterale incondizionato per un' Europa libera da una nuva guerra fredda

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Il Partito Umanista lancia questa nuova iniziativa, per proporre, organizzare e partecipare ad una nuova idea di città, una città in cui ognuno si possa esprimere liberamente

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Vogliamo una legge di redponsabilità politica

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DEMOCRAZIA PARTECIPATA

E' neccessaria una visione politico sociale in cui la gente possa decidere in tutti i campi

NO AL TAV IN VALSUSA
La ferrovia ad alta velocità è un'opera gigantesca e inutile che rischia di stravolgere la vita di una valle già duramente colpita da interventi viabilistici. Il Partito Umanista è contrario al progetto per molti motivi.

Molti sono i motivi di opposizione a quest'opera mastodontica voluta dal governo Berlusconi:

* Per realizzare il tunnel di 54 km sotto il Moncenisio e altri 40 km di gallerie si dovrebbero bucare montagne ricche di amianto e forse di uranio, materie che rappresentano un elevato rischio per la salute delle popolazioni locali.
* La valle diventerebbe un gigantesco cantiere per più di 15 anni. Ogni giorno centinaia di autocarri asporterebbero il materiale estratto, causando rumore, polvere, vibrazioni, problemi di viabilità.
* Il tracciato della nuova ferrovia passerebbe troppo vicino ai centri abitati, impedendo il riposo notturno a migliaia di persone. Danneggerebbe inoltre delle riserve naturali.
* Se il progetto venisse realizzato, esiste un forte rischio di dissesto idrogeologico e di danni irreversibili alle falde acquifere.
* La valle è già oggi tagliata in due da un'autostrada, due statali, la ferrovia internazionale e due elettrodotti. A tutto questo si aggiungerebbe la TAV. Un tale scempio comprometterebbe la vocazione turistica e agricola della valle.
* La popolazione locale, in gran parte contraria alla realizzazione dell'opera, non è stata coinvolta e consultata in nessun modo, violando così il diritto a partecipare alle decisioni che riguardano il proprio territorio.
* I costi di costruzione si aggirano circa intorno ai 15 miliardi di Euro a carico dei contribuenti. L'Italia ha urgentemente bisogno di ben altri interventi a favore del trasporto pubblico, della sanità, della scuola pubblica, delle pensioni e dei servizi sociali.
* Con gli attuali flussi del trasporto internazionale, la linea TAV è inutile. La linea ferroviaria esistente nella valle è utilizzata solo al 50 %. Inoltre le merci non hanno alcuna necessità di viaggiare su una linea ad alta velocità.
* L'opera taglia fuori i flussi di traffico nord-sud del Piemonte, poiché mancherebbe un collegamento con lo scalo merci di Orbassano.

Per tutti questi motivi il Partito Umanista si oppone a un'opera così devastante e chiede che vengano potenziate e modernizzate le linee ferroviarie esistenti, migliorando finalmente il servizio scadente oggi offerto da Trenitalia.

Per maggiori informazioni: http://www.notav.it

NOWAR NOTAV NOCPT
NO WAR
UN’EUROPA PER LA PACE
Un’Europa libera dalle armi nucleari

In tutto il mondo scienziati e artisti, militari e pacifisti, donne e uomini, giovani e anziani dicono: la guerra è un disastro!
L’Europa rappresenta per molti un’aspirazione, un modello economico, un riferimento culturale, l’idea stessa di benessere e sicurezza sociale. L’Unione Europea cresce e sempre nuovi paesi chiedono di poterne far parte. L’Europa vuole “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli“, ma questo desiderio si scontra con una realtà che negli ultimi anni é cambiata velocemente: il terrorismo internazionale, la guerra in Iraq, il ricorso alla violenza per risolvere i conflitti internazionali, regionali e locali, la strategia della guerra preventiva e soprattutto una nuova folle corsa agli armamenti nucleari. Le dichiarazioni di Stati Uniti e Francia sulla possibilità di usare per primi la bomba atomica contro il terrorismo, le affermazioni del Giappone sulla possibilità di entrare nel mondo dell’atomica per scopi difensivi, l‘intenzione dell‘Iran e della Corea del Nord di proseguire nel loro programma nucleare, lasciano tutti sgomenti.

L’Europa, abdicando al suo ruolo di potenza economica e culturale mondiale, frammentata nei suoi governi nazionali e subordinata alla strategia politica militare degli Stati Uniti, accetta l’installazione di nuove basi, favorendo l‘aggravarsi delle tensioni internazionali.
I popoli in tutta Europa, invece, chiedono: diamo una possibilità alla pace!
L’Europa non deve appoggiare alcuna politica che trascini il pianeta verso la catastrofe: qui è in gioco la vita di milioni di persone, è in gioco il futuro stesso dell’umanità. Le armi nucleari vanno smantellate oggi, prima di usarle; dopo sarebbe troppo tardi. Che i politici siano alla altezza della situazione o si facciano da parte!
L’Europa ha l’occasione storica di essere un modello positivo e trainante per tutti quei paesi che stanno avviandosi all’integrazione regionale in America Latina, in Asia e in Africa. L’Europa ha l’occasione di avviare una politica internazionale di distensione e di pace, che possa aprire i nuovi orizzonti e i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere. L’Europa ha l’occasione di mettersi alla testa di un cambiamento epocale come avanguardia della Nazione Umana Universale.
Chiediamo che l’Europa scelga una politica di pace, decisa e non-violenta. Chiediamo come misure urgenti e irrinunciabili:
• un’Europa libera da armi nucleari: pretendere dagli Stati Uniti il ritiro di tutti gli ordigni nucleari presenti nelle basi USA-Nato per il loro smantellamento, e l’eliminazione degli arsenali nucleari della Francia e della Gran Bretagna, come primi passi per avviare il programma di disarmo nucleare globale con la supervisione dell’ONU
• dichiarare illegali le armi nucleari secondo la sentenza del Tribunale Internazionale del 1996
• la cancellazione di qualsiasi accordo per l’installazione o l’ampliamento di basi militari di potenze straniere sul territorio
• il ritiro delle truppe dei paesi europei dai territori occupati
• la ricerca della mediazione diplomatica e del dialogo per la soluzione dei conflitti

Nelle strade delle grandi metropoli e delle loro periferie, nei piccoli centri urbani e rurali d’Europa, qualcosa di nuovo sta nascendo: una sinfonia dolce ma potente, che come un uragano travolge ogni ingiustizia, ogni sopruso, ogni violenza. Nessuno potrà farla tacere, perché è la speranza più profonda dell’essere umano.

Amiche e amici di tutta Europa, costruiamo con la forza della non violenza un’Europa di pace!

Praga, 22 febbraio 2007
Giorgio Schultze

NO CPT
Chiusura immediata dei Centri di detenzione permanente
La vita di molte migliaia di persone è quotidianamente negata da una legislazione razzista, dalle politiche proibizioniste e repressive, dalle logiche emergenziali.
Donne e uomini migranti continuano a morire in un'Europa sempre più disseminata di carceri: nel rogo di Amsterdam, sulle frontiere di Ceuta e Melilla, nelle tragedie del mare.

Donne e uomini migranti vengono quotidianamente privati della propria libertà e di ogni diritto nei centri di permanenza temporanea: il diritto speciale dei migranti, la detenzione amministrativa, sono l'espressione massima di quello "stato di eccezione" che sta minando la democrazia.
Sui migranti si sperimenta oggi la costruzione di una società dell'esclusione in cui si intrecciano precarietà del lavoro e della vita, autoritarismo e repressione.
La legge Bossi-Fini, che subordina il rinnovo dei permessi di soggiorno a un contratto di lavoro ha reso ancora più evidente quello che era chiaro già da tempo: i migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma mera forza lavoro, da usare, costringere nei centri di detenzione o espellere a seconda delle esigenze del mercato e di un modello economico e sociale sempre più iniquo.
L'intreccio con la legge 30 sul mercato del lavoro non ha fatto altro che aumentare drammaticamente la precarietà, imponendo di ripetere le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno sempre più spesso, aggravando i tempi di attesa, mentre il vincolo della certificazione delle condizioni abitative dà ai datori di lavoro un ulteriore strumento di ricatto sulla vita di donne e uomini migranti.

Le vicende degli ultimi mesi con l'acuirsi delle logiche emergenziali, l'approvazione del pacchetto Pisanu e la proposizione dell'equazione fra immigrazione clandestina e terrorismo, non hanno fatto che aggravare questa condizione. Le logiche di guerra hanno sempre bisogno di capri espiatori. Allo stesso tempo centinaia di persone subiscono con sempre maggiore accanimento le conseguenze penali delle legittime azioni, portate avanti in questi anni per cancellare dai nostri territori i CPT e i Centri di Identificazione e per chiederne la chiusura dentro e fuori l'Europa. E' parte del nostro percorso la rivendicazione dell'amnistia per i reati legati alla condizione di clandestinità e alle lotte sociali.
Ma è cresciuta anche la consapevolezza dell'inaccettabilità di tutto questo, della necessità di aprire una stagione nuova che conquisti diritti e libertà per i migranti, che ponga fine all'imbarbarimento della società.

Le mobilitazioni dei migranti contro la legge Bossi Fini, per i propri diritti, le iniziative delle realtà sociali e sindacali che hanno costruito vertenze contro la precarietà, le esperienze istituzionali partecipative hanno contribuito in maniera decisiva ad affermare la necessità di un cambiamento radicale delle scelte politiche e legislative.
La netta opposizione alla legge Bossi-Fini, a qualsiasi ipotesi di ritorno della Turco Napolitano, al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ai CPT e alle espulsioni e deportazioni di massa, la rivendicazione della libertà di muoversi e di restare per i migranti potranno trovare forza solo se uomini e donne migranti saranno ancora una volta, in massa, protagonisti delle loro lotte.

Per questo chiamiamo il movimento dei migranti, il movimento antirazzista, antiliberista e pacifista, a una nuova mobilitazione generale, a una settimana di iniziative territoriali a novembre contro il decreto di attuazione della Bossi-Fini, alla manifestazione nazionale il 3 dicembre a Roma:

- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione
- per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l'ha ispirata
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati
- per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti
- per il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
- per l'abrogazione di tutti i reati connessi alla condizione di clandestinità, per la non punibilità ovvero l'amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali
- contro la guerra e per l'abrogazione della legge Pisanu.