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DEMOCRAZIA PARTECIPATA

E' neccessaria una visione politico sociale in cui la gente possa decidere in tutti i campi

BANCHE ARMATE

Scarica il dossier completo delle banche coinvolte nel commercio di armamenti e fallo girare tra le persone che conosci. E' necessario divulgare queste che sono informazioni importantissime e ufficiali

DISARMO

Il Partito Umanista aderisce alla campagna europea per il disarmo atomico unilaterale incondizionato per un' Europa libera da una nuva guerra fredda

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Il Partito Umanista lancia questa nuova iniziativa, per proporre, organizzare e partecipare ad una nuova idea di città, una città in cui ognuno si possa esprimere liberamente
DEMOCRAZIA PARTECIPATA

L'edificio della Democrazia si è gravemente deteriorato per l'incrinarsi dei pilastri sui quali poggiava: l'indipendenza dei poteri, la rappresentatività e il rispetto delle minoranze. La teorica indipendenza dei poteri è un assurdo. Ed in effetti basta svolgere una semplice ricerca sull'origine e sulle articolazioni di ciascun potere per rendersi conto degli intimi rapporti che lo legano agli altri. E non potrebbe essere altrimenti visto che tutti fanno parte di uno stesso sistema. Quindi, le frequenti crisi dovute al predominio di un potere sull'altro, al sovrapporsi delle funzioni, alla corruzione e alle irregolarità, sono il riflesso della situazione economica e politica globale di un dato paese.
Per quanto riguarda la rappresentatività, c'è da dire che all'epoca in cui fu introdotto il suffragio universale, si pensava che ci fosse un solo atto, per così dire, tra l'elezione dei rappresentanti del popolo e la conclusione del loro mandato. Ma, con il passare del tempo, si è visto chiaramente che oltre a questo primo atto con il quale i molti scelgono i pochi, ne esiste un secondo con il quale questi pochi tradiscono i molti, facendosi portatori di interessi estranei al mandato ricevuto. E questo male si trova ormai in incubazione nei partiti politici che sono ridotti a dei puri vertici separati dalle necessità del popolo. Ormai, all'interno della macchina dei partiti, i grandi interessi finanziano i candidati e dettano la politica che questi dovranno portare avanti. Tutto ciò evidenzia una profonda crisi nel concetto e nell'espressione pratica della rappresentatività.
Gli umanisti lottano per trasformare la pratica della rappresentatività dando la massima importanza alle consultazioni popolari, ai referendum, all'elezione diretta dei candidati. Non dimentichiamoci che in numerosi paesi ancora esistono leggi che subordinano i candidati indipendenti ai partiti politici, oppure requisiti di reddito e sotterfugi vari che limitano la possibilità di presentarsi davanti alla volontà popolare. Qualsiasi Costituzione o legge che limiti la piena capacità del cittadino di eleggere e di essere eletto è una beffa nei confronti del fondamento stesso della Democrazia reale, che è al di sopra di ogni regolamentazione giuridica. E se si vorrà dare attuazione pratica al principio delle pari opportunità, i mezzi di comunicazione di massa dovranno mettersi al servizio della popolazione nel periodo elettorale, durante il quale i candidati pubblicizzano le loro proposte, dando a tutti esattamente le stesse opportunità. Oltre a questo dovranno essere emanate leggi sulla responsabilità politica in base alle quali quanti non manterranno le promesse fatte agli elettori rischieranno l'interdizione, la destituzione od il giudizio politico. Questo perché il rimedio alternativo, che attualmente va per la maggiore e secondo il quale gli individui e i partiti inadempienti saranno penalizzati dal voto nelle elezioni successive, non pone affatto termine a quel secondo atto con cui si tradiscono gli elettori rappresentati. Per quanto riguarda la consultazione diretta su temi che presentano carattere d'urgenza, le possibilità tecnologiche di metterla in pratica crescono di giorno in giorno. Non si tratta di dare priorità a inchieste od a sondaggi manipolati, si tratta invece di facilitare la partecipazione ed il voto diretto attraverso mezzi elettronici ed informatici avanzati. In una Democrazia reale deve essere data alle minoranze la garanzia di una rappresentatività adeguata ma, oltre a questo, si devono prendere tutte le misure che ne favoriscano nella pratica l'inserimento e lo sviluppo. Oggi le minoranze assediate dalla xenofobia e dalla discriminazione chiedono disperatamente di essere riconosciute e, in questo senso, è responsabilità degli umanisti elevare questo tema a livello di discussione prioritaria, capeggiando ovunque la lotta contro i neofascismi, palesi o mascherati che siano. In definitiva, lottare per i diritti delle minoranze significa lottare per i diritti di tutti gli esseri umani.
Ma anche all'interno di un paese esistono intere province, regioni o autonomie che subiscono una discriminazione analoga a quella delle minoranze come conseguenza delle spinte centralizzatrici dello Stato, che è oggi solo uno strumento insensibile nelle mani del grande capitale. Questa situazione avrà termine quando si darà impulso ad un'organizzazione federativa grazie alla quale il potere politico reale tornerà nelle mani di tali soggetti storico-culturali.
Il P.U. con la proposta di legge di iniziativa popolare, già presentata alla Cassazione con 60.000 firme, "Legge di Responsabilità politica" lotta per una democrazia reale, partecipativa e diretta. Una forma di governo con retro-alimentazione e consultazione. Ciò è opposto alle imposizioni autocratiche, autoritarie o maggioritarie nel processo della presa di decisioni sulle questioni più importanti che riguardano la vita e il futuro della gente.
Il P.U. favorisce le opzioni e scelte, accompagnate da responsabilità e conoscenza, invece di costrizione e proibizione, seguiti da punizione.
Il P.U. promuove anche la rappresentazione e partecipazione proporzionale di tale pluralità nella vita sociale e politica.
Il P.U. promuove il decentramento, con un federalismo che si opponga al monopolio del centralismo statale. Un federalismo che consegni il massimo dei poteri ai loro legittimi depositari: gli abitanti di un Comune, poi di una provincia e così via, in modo che gli organi regionali e statali fungano solo da coordinamento. Questo federalismo darà la massima importanza alle consultazioni dirette, ai referendum abrogativi e propositivi.